San Benedetto da San Fratello detto il Moro: La Vita


San Benedetto da San Fratello - Uomo senza frontiere venerato in tutto il mondo"Comitato

Sito web a cura del "Comitato festeggiamenti San Benedetto il Moro" San Fratello (ME).

martedì 7 ottobre 2014

Chi era Benedetto...?

Dal libro "Nera fonte di luce" di Umbero Castagna, un passo che ci descrive le umili origini di San Benedetto.
“ Vu cumprà?”
Il ragazzo nero sorride, tenendomi le braccia cariche di inutili cose luccicanti. Il suo sorriso è aperto e cordiale, fiducioso. Tutto il suo viso nero è illuminato da quel sorriso, dai quei denti bianchi. I capelli sono crespi e fitti, il naso leggermente camuso, le labbra grandi e fortemente disegnate: è un bel ragazzo. Anche Benedetto era bello. Forse non è questo il modo di cominciare a raccontare la storia di un santo, ma non posso farci niente, le antiche carte parlano chiaro: Benedetto alla nascita era un gran bel bambino, e crebbe bene, non molto alto ma forte e robusto e di lineamenti gradevoli.
“Vu cumprà ?”, dice il ragazzo nero. E fa tintinnare le catenine finto oro, le collane di pietre false e luccicanti, i braccialetti di metallo rozzamente ageminato, gli anelli delle enormi pietre, infilati in lunghi lacci, che gli pendono dalle braccia in quantità invero simile. Tra i poveri venditori ambulanti è uno dei più poveri, manca perfino del solito panchetto che i suoi colleghi, neri olivastri e bianchi, ostentano agli angoli delle strade, stracolmo di mille oggetti, la cui vendita ricavano il poco denaro della loro sopravvivenza, e che pure turba i sonni dei commercianti italiani. Li vedi all’ora dell’apertura dei negozi, apparire alti e magri e per lo più neri, carichi di grosse sacche e di tavoli da pic-nic chiusi che apriranno sull’orlo dei marciapiedi delle strade più affollate o tra la porta e l’altra, per riempirli di infiniti “articoli” di vendita, bigiotteria, radioline, orologi, occhiali da sole, cravatte e fazzoletti… Sono seri, decisi, fiduciosi, instancabili. Non potrebbero non esserlo, del resto non hanno alternativa. La lunga strada dietro di loro è una strada senza ritorno.
“Vu cumprà?”, dice il ragazzo nero che non appare affatto stupito del mio lungo indugiare. Attende. Comincio allora a toccare una catenina in similoro, una qualsiasi, fingendomi interessato. Finirà che dovrò comprarla, poi perché il sorriso del giovane nero si è fatto pieno di speranza, e intanto gli chiedo: << di dove sei? Da quale paese dell’Africa vieni?>>. Tutti si chiedono, oggi, da dove viene questo sciame di giovani di ogni colore, ma in parvenza neri, che riempiono le nostre città e crea problemi all’Italia e alle sue istituzioni. Sono giovani sradicati dalla loro terra, dalle loro abitudini, dalle loro famiglie, e fuggono dalla fame o- quando si tratta di rifugiati politici- dalle persecuzioni o dalla morte. Cosa facevano invece a San Fratello, un piccolo centro montano, non lontano dalla costa settentrionale della Sicilia, i genitori neri di Benedetto, Cristoforo e Diana, nei primi del 1500? Erano schiavi. Si avete letto bene, erano schiavi in Sicilia, in Italia, in piena era cristiana e moderna. Non erano soli, erano folla. Ho accettato questa realtà con fatica, con riluttanza e ripugnanza, cercando di respingerla o almeno di circoscriverla, di farne un caso isolato vendicato dalla trionfale santità di Benedetto, il primo nero della storia proclamato santo.

Nessun commento:

Posta un commento